Massimo

Accontentare tutti è un’impossibilità matematica e psicologica. Il desiderio di andare d’accordo con chiunque si scontra inevitabilmente con la realtà della diversità umana.

Ecco lo sviluppo di questo concetto, diviso nei suoi punti chiave:

1. La trappola dei valori opposti

Le persone hanno valori, credenze e bisogni profondamente diversi e spesso incompatibili.

  • Se prendi una posizione su un tema importante, farai felice chi la pensa come te.
  • Scontenterai automaticamente chi la pensa all’opposto.
  • Rimanere neutrale spesso scontenta entrambi, che ti vedranno come falso o privo di carattere.

2. La gestione delle risorse limitate

Il tempo, le energie e le risorse economiche sono finiti.

  • Dire di “sì” a una persona significa dire di “no” a qualcun altro (o a se stessi).
  • Scegliere di passare il weekend con un amico significa deludere un altro che ti voleva invitare.
  • Ogni scelta di inclusione genera un’esclusione automatica.

3. Il prezzo del “compiacimento” (People Pleasing)

Chi prova a fare la persona che va d’accordo con tutti finisce per annullarsi.

  • Perdita di identità: Cambiare opinione in base a chi si ha di fronte rende invisibili.
  • Falsità percepita: Gli altri fiutano il bisogno disperato di approvazione e lo scambiano per ipocrisia.
  • Esaurimento emotivo: Dire sempre di sì accumula stress, ansia e risentimento interiore.

4. Il conflitto come strumento di salute sociale

Il disaccordo non è il male assoluto, ma un elemento fondamentale delle relazioni adulte.

  • Stabilire confini chiari attira il rispetto degli altri.
  • Dire di no seleziona le persone che ti apprezzano per ciò che sei davvero.
  • L’armonia forzata è solo una tregua fragile; il confronto onesto crea legami autentici.

In sintesi, l’unico modo per non avere mai conflitti è non esistere, non parlare e non scegliere. Scontentare qualcuno non è un fallimento sociale, ma il prezzo inevitabile da pagare per essere una persona autentica.

Dopo il mio post di qualche giorno fa, messo su Facebook, sto provando ad essere coerente con ciò che ho scritto e praticamente non voglio più espormi mettendomi al giudizio degli altri.

Sto meditando e per stare tranquillo sto pensando a me e a mio figlio…

La domanda è lecita, le persone che vedono questo mio spazio web sono pochissime per non dire: nessuno.

Dalle statistiche che ho messo, per monitorare l’affluenza delle persone che mi visitano, si evince che sono solo io a controllare, a postare e talvolta a rispondere a dei commenti sui vari miei post. Come dire: chi vuole conoscermi sa dove andare, io ce la metto tutta, ma come ho scritto in passato, la notorietà non conta a nulla, quindi pubblicare su di me è un passatempo.

Cristo è il capo supremo della Chiesa, così leggo sul mio calendario giornaliero, ma secondo il mio pensiero e le mie credenze non è Dio. Come ho scritto ovunque: Dio è inspiegabile, perchè se si dovesse spiegare avremmo risolto qualsiasi problema qui su questo pianeta Terra. Ognuno crede a chi vuole e si prende qualsiasi responsabilità nel farlo, senza inculcare niente a nessuno.

Qualche giorno fa invece leggevo in un’altra data del mio calendario giornaliero e precisamente l’11 maggio 2026 che per i cristiani c’è un solo Dio, il Padre. Ora, dico io, così dicendo è come se Dio fosse il padre dei cristiani: nel nome del Padre (Dio), del figlio (Cristo), dello Spirito Santo etc…
Sembrerebbe un trinomio perfetto ed invece a mio avviso non lo è affatto perchè abbiamo fatto di tutto a sconfiggere il patriarcato ed ora con questo escludiamo la madre, la sorella che qui non sono mensionati. Sono le favolette che a me non piace ripetere a memoria fin da quando ero bambino e sì, perchè ti inculcano ste cose senza spiegare perchè Dio deve essere Padre e non lo zio o altro, siamo nel 2026 e se dobbiamo imparare a comportarci bene leggiamo altro e non di certo un libro scritto 2000 anni fa.

è da un pò di tempo a questa parte che, provando a fare piccoli lavori, specialmente seduto dietro ad una scrivania e davanti ad un computer, sono impaziente, non vedo l’ora di alzarmi e fare altro (bere acqua, affacciarmi alla finestra) e questa cosa l’ho avvertita anche quando cerco di mettere in ordine roba in garage. L’unica attività che non mi dispiace fare è quella di mettermi alla guida, questo mi rilassa, ma non mi si deve dire di andare in posti dove cercare parcheggio è impossibile perchè mi rende nervoso. Il pensiero di essere sottomessi per guadagnare, per me non esiste più, preferisco aiutare in casa (facendo la spesa, accompagnando i miei a visite mediche di routine o pulendo e mettendo in ordine la mia stanza).